PODOLOGIA: “Metatarsalgia: il nome complicato di un mal di piedi”

PODOLOGIA: “Metatarsalgia: il nome complicato di un mal di piedi”

I professionisti del mondo della salute tendono a semplificare la comunicazione tra loro e con i pazienti utilizzando termini riassuntivi, ma piuttosto complessi. Spesso questi termini tendono a ingenerare ansie ingiustificate pur restando estremamente generici nel definire una patologia, le sue caratteristiche, la sua prognosi. E’ il caso della cosiddetta “metatarsalgia”.

Tutti coloro che si occupano di salute del piede hanno utilizzato o hanno visto utilizzare migliaia di volte questo termine. Ho personalmente trovato persino delle discordanze di opinione anche tra i professionisti stessi nel corretto ambito di utilizzo del termine “metatarsalgia”. Va detto a questo punto che l’interesse del paziente è rivolto perlopiù alla comprensione di ciò che accade al proprio piede piuttosto che all’uso corretto di una terminologia tecnica appropriata.
Tuttavia, essendo un termine abbastanza generico ma che riassume in sé un gruppo di patologie frequenti e diffuse, proverò a chiarire il significato del termine e a descrivere almeno alcune di queste patologie a titolo esemplificativo.
Attraverso un minimo di conoscenza delle lingue classiche non è poi così difficile suddividere il termine nelle due parti che lo compongono. La prima parte del termine è “metatarso”.
I metatarsi sono delle ossa lunghe situate nella parte del piede che viene definita “avampiede”. Sono paragonabili  (stilizzando molto la loro struttura ed i loro movimenti) a tasti di un pianoforte. La cui estremità più mobile è collegata alle dita dei piedi attraverso una giunzione che viene definita articolazione metatarso-falangea.
Questi “tasti di pianoforte” sono cinque e ciascuno di questi è molto importante per la deambulazione e per la stazione eretta. Il primo, quello collegato all’alluce,  lo è in modo particolare poiché insieme al primo dito svolge un ruolo fondamentale nella fase finale del passo. Alcuni difetti del piede legati alle problematiche infiammatorie dell’avampiede sono collegate proprio al comportamento poco funzionale del cosiddetto “primo raggio” (che comprende primo metatarso e alluce).
Quando questo tasto non “suona a dovere” gli altri metatarsi sono costretti a sopperire alla sua disfunzione e si possono ingenerare patologie che coinvolgono direttamente l’alluce (tra le tante il  famigerato alluce valgo) oppure che coinvolgono gli altri metatarsi. E’ a questo punto che subentra la seconda parte del nostro termine, il suffisso -algia. Dal greco àlgos che significa dolore. Se preso alla lettera dovremmo quindi tradurre il tutto come “dolore al metatarso”. Eppure occorre chiarire che nella stragrande maggioranza di patologie che si raggruppano usualmente nelle metatarsalgie, non è certo l’osso metatarsale la parte da cui proviene il dolore, ma molto più spesso i tessuti limitrofi.

 

  

 

Ad esempio ci si trova di fronte a microtraumi ripetuti all’avampiede ed in particolare alle teste metatarsali. L’origine di questi microtraumi può essere piuttosto varia ed in alcuni casi parzialmente riconducibile ad elementi ed eventi esterni al piede (ad esempio terreni di impatto  particolarmente rigidi o calzature inappropriate). In altri casi sono riconducibili ad un appoggio plantare con delle cattive distribuzioni di carico. Spesso questi elementi si combinano tra loro e quasi sempre il risultato della patologia non si rivela in un dolore osseo, bensì una borsite o una tendinite o altre flogosi dei tessuti circostanti le teste metatarsali.
Le teste metatarsali sono un perno attorno al quale la propulsione del passo ruota ed uno dei fulcri di carico nella stazione eretta. Sono la parte finale del nostro metaforico “tasto di pianoforte”, quella che si articola con le dita. L’importanza e la quantità di lavoro che riguarda l’area delle teste ci rende facile comprendere come metatarsalgia sia spesso sinonimo di sofferenza localizzata in questa specifica zona.
Caso a parte sono i soggetti colpiti da forme artritiche e reumatiche gravi con nodulosità ed esostosi, forme in cui l’osso aumenta di volume e provoca uno spostamento del tessuto adiposo plantare e che quindi comporta una vera sofferenza ossea diretta  nell’impatto al suolo, o un dolore osteo-articolare intrinseco dovuto all’evoluzione della malattia, solo parzialmente riconducibile ai difetti di carico e alle anomalie deambulatorie che spesso ne conseguono.
Nella sede metatarsale ed ancora in maniera più evidente alle dita, le deformazioni conseguenti alle patologie artritiche e reumatiche possono causare piccole alterazioni o grandi sconquassi a seconda dell’entità, della durata e dell’intensità della patologia. Particolarmente a livello delle teste ne conseguono alterazioni esostosiche, tra le tante. L’esostosi è un aumento di volume del tessuto osseo che altera la normale struttura e morfologia dell’osso. Queste deformazioni non sono tipiche solo ed esclusivamente di soggetti affetti da forme artritiche ma più in generale, anche se in maniera più moderata, di tutti quei soggetti che in seguito ad una qualsiasi forma reumatica o di alterazione del carico hanno visto instaurarsi un processo di aumento di volume o neoformazione ossea.
Quando ciò avviene in una zona delicata ed importante come le teste metatarsali le alterazioni di carico influenzano negativamente l’appoggio, ma anche la postura e la deambulazione con potenziali conseguenze negative su tutti questi aspetti.
Abbiamo quindi visto che la cosiddetta “metatarsalgia” può coinvolgere le ossa (in particolare le teste metatarsali), i tessuti molli, i tendini, le borse sierose della zona metatarsale e non ultimi i nervi.
Chiudo con un particolare tipo di metatarsalgia dal nome inquietante per la maggioranza dei pazienti, riguardante proprio questi ultimi. Il “neurinoma di Morton” non è altro che una neoformazione benigna che coinvolge le innervazioni plantari all’altezza delle teste metatarsali, più di frequente a livello del secondo e terzo spazio. Oltre al dolore può causare una sensazione di parestesia (si tratta di formicolio e perdita di sensibilità della zona metatarsale).
Queste sono solo alcune citazioni selezionate da quel gruppo di patologie che va sotto il nome di “metatarsalgia” e che troppo spesso viene considerato erroneamente come un termine diagnostico in se stesso. Approfondire l’argomento e la conoscenza relativamente alle cause (biomeccaniche, posturali, cutanee etc.) e alle possibili soluzioni del problema è d’obbligo, se si vuole ottenere un risultato stabile che non si limiti all’azione antinfiammatoria farmacologica immediata.

Domus Medica – Casa di Cura Privata
Servizio  di  Podologia  e  Posturologia

                                                                                     


 

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